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Libri, il cordone ombelicale della vita

Un cantico è una forma poetica che nasce dall’ombelico: il centro di gravità di un corpo neonato, che per sempre ricorderà le sue radici e il legame con il corpo che l’ha cresciuto.

Il centro di gravità della Terra che, finché la Terra durerà, ricorderà il piccolo nucleo di fuoco dal quale si è espansa richiamando acqua, montagne, deserti, vapori,,esseri viventi di ogni tipo e, senza possibilità di dubbio, il legame profondo che lega tutti questi corpi che appartengono all’Universo.

Per questo, dovremmo recitare un cantico ogni giorno, per conoscere di nuovo, riconoscere, essere riconoscenti della nostra presenza nella Vita e su questa Terra.

Gli adulti hanno dimenticato questa semplice realtà. La presunzione che, grazie alla tecnologia, si abbia il totale controllo sui fenomeni più svariati e sui corpi e le intelligenze di tutti gli esseri viventi è estremamente diffusa, tanto che neppure un incidente in autostrada, uno spaventoso evento catastrofico, una guerra devastante emozionano i più, se a soffrire sono altri.

Ma un bambino immediatamente prova su se stesso e sa la forza della gravità: quando cerca di alzarsi in piedi le prime volte, le caratteristiche degli elementi, quando ci sbatte contro perché attratto da un obiettivo che non li considera, il pericolo della  perdita di risorse, quando il seno che li nutre è lontano… e via via si abituano a dimenticare e ad aggirare le difficoltà, non perché non ci siano ma semplicemente facendole sparire in un pensiero magico: io posso, io so. Non più la potenzialità di un corpo e di una capacità di discernere insieme ad altri corpi e ad altre visioni di discernimento, che fanno più accessibile e possibile uno scopo, ma la presupposta potenza su altri corpi, altri punti di vista, altre esperienze in uno spazio.

Ecco allora perché i cantici e i libri che li offrono in una forma o nell’altra, tutte diverse tra loro, tutte che riportano al ricordo dell’ombelico, alla forza di gravità, alla qualità dei materiali, alla forza emozionale dei luoghi, alle possibili ferite della Terra sono doni che noi facciamo al corpo celeste, piccola, unica biglia blu che rotola nell’Universo.

L’emozione che prova un bambino o una bambina nel vedere che un seme germina davvero, che una pianta cresce come ogni corpo, che la sabbia si sgretola, che il mare nasconde esseri come le balene, che cantano e si parlano tra loro, è bellezza. Leggere i segni del mondo è importante per abitare il mondo e relazionarsi con tutti gli esseri dal più microscopico al più enorme, e tutti i fenomeni, come il vento, la nebbia, il ghiaccio… è bellezza.

Leggere le lettere scritte in tanti modi per imparare a vivere altre possibilità emotive, altri paesaggi, altri incontri è bellezza.

I libri che ci aprono alla bellezza e all’equilibrio funzionale degli ambienti, alla preziosità delle vite di alberi e animali che vi possono vivere, che spiegano perché si può formare una frana, come funziona un iceberg, come resistono gli orsi bianchi al freddo e perché rischiano l’estinzione, aprono tra le mani e gli occhi delle finestre su paesaggi ben al di là delle possibilità di un paio di gambe corte, persino se pedalano o se sono distese su un sedile di auto o di aereo. Aprono a uno sguardo di appartenenza, non di possesso e dominio.

Aprono a un sentire empatico, alla conoscenza e al rispetto per alcune forme di vita da avvicinare con estrema prudenza senza volerle sopprimere e alla gioia della fiducia versov altre con cui è più facile comunicare.

I libri che parlano di natura sono il cordone ombelicale che permette ai bambini e alle bambine di sentirsi continuamente rinascere, ricordandoci  quel piccolo ombelico.

 

(emanuela bussolati per binaria)